Turismo: uno dei responsabili dei cambiamenti climatici

L’impatto del turismo sul globo terrestre desta sempre più preoccupazione tra gli scienziati ed i ricercatori. Ultimamente è stato pubblicato uno studio condotto dall’Università di Sidney in Australia sul sito Nature Climate Change, che ha evidenziato dei dati importanti in merito a questa tematica.

Dall’articolo si evince come il turismo contribuisca significativamente all’impatto ambientale, riscontrando nel solo nel periodo tra il 2009 e il 2013, un forte incremento delle emissioni di CO2 da 3.9 al 4.5 miliardi di tonnellate, superando di quattro volte le previsioni dei ricercatori fatta anni prima. Ma come mai questo numero è così alto? Secondo questo studio, i principali fattori sono attribuibili alle emissioni dei trasporti (aerei, bus, treni, ecc), dallo shopping e dal cibo.

Turismo: un settore importante nella lotta contro le emissioni di CO2

Il numero di emissioni di CO2 riscontrato nello studio della Nature Climate Change è destinato a salire nei prossimi anni, soprattutto nei paesi interessati da maggiori flussi turistici. Nello studio si fa riferimento a due classi di emissioni: quelle legate alle attività nel paese di residenza e quelle legate al paese scelto per le vacanze. Ogni viaggiatore contribuisce nello sviluppo di emissioni, per ciascuna di queste due classi.

Per fare una panoramica sulla situazione riscontrata a livello globale da questo studio, prendiamo i tre paesi più inquinanti.

  1. Gli Stati Uniti: hanno un totale di 1060 milioni di tonnellate di CO2 per le emissioni consumate nel paese di residenza, mentre scendono a 909 milioni di CO2 quando decidono di passare le loro vacanze in un’altra nazione.
  2. La Cina: registra nel primo caso 528 milioni di tonnellate di CO2 e 561 milioni di tonnellate nel secondo caso. In ambito europeo invece i numeri sono nettamente inferiori, ma sempre abbastanza alti.
  3. La Germania: conta 305 milioni di tonnellate di CO2 nel paese di residenza e 329 milioni di tonnellate di CO2 nel paese scelto per le vacanze.

Questi dati sono molto significativi, soprattutto se si pensa a quelle mete turistiche molto conosciute a livello mondiale come le Maldive, le Mauritius, le isole Baleari, le Seychelles, ecc. che vivono dei flussi turistici provenienti dai paesi europei ed extraeuropei e quindi subiscono in maniera massiva le quantità di emissioni di gas serra dovute al turismo che ospitano. Anche i dati di cui abbiamo parlato sopra sono abbastanza chiari, infatti nei paesi analizzati abbiamo riscontrato sempre il secondo valore come quello più alto (cioè maggiori emissioni rilasciate nei paesi scelti per trascorrere la propria vacanza).

Ma esiste in concreto un modo per fermare tutto questo? Come possiamo aiutare l’ambiente nel nostro piccolo? Scegliendo una vacanza sostenibile.

Meglio vedere le meraviglie del globo che scompaiono o preservarle?

Le opinioni in merito agli studi emersi in questi ultimi anni sono contrastanti: c’è chi pensa che sia meglio cogliere l’attimo finchè si è ancora in tempo, per vedere quei luoghi che stanno lentamente scomparendo e chi invece sostiene che sarebbe meglio fare i conti con il pianeta che cambia proponendo delle alternative.

Il nuovo rapporto Climate Change Implications for Tourism della European Climate Foundation, conferma la presenza di un nuovo fenomeno turistico sempre più in crescita: andare in vacanza in luoghi che rischiano di scomparire o che sono fortemente modificati dal global warming. Tra gli esempi più noti ci sono i ghiacciai, l’Artico, l’Antartide o gli atolli corallini. Stando alle considerazioni dei ricercatori del succitato rapporto: «Le opportunità presentate da un tale turismo da ultima chance, saranno per definizione di breve durata».

Quindi se da un lato si rischierebbe di innescare una reazione a catena che porterebbe le persone ad andare a vedere quei posti che sono a rischio prima che scompaiano per sempre, dall’altro invece abbiamo a che fare con nuovi prodotti turistici green.

Complessivamente, la conclusione alla quale arrivano i ricercatori di Cambridge e dell’European Climate Foundation è chiara e preoccupante: «L’industria del turismo sarà severamente colpita dal cambiamento climatico».

Secondo Stephen Farrant, direttore dell’International Tourism Partnership: «Ogni parte dell’industria deve pensare a quel che può essere fatto per adattarsi al cambiamento climatico, così come a continuare il processo di riduzione dell’impatto delle proprie attività sull’ambiente».

Turismo: nuove prospettive turistiche e approccio più green

Il turismo deve quindi necessariamente affrontare il problema del pianeta che cambia, considerando il fatto che il mercato del turismo fa girare oltre 1 miliardo di persone all’anno, rappresentando il 9% del Pil mondiale. Per questa ragione, dopo aver documentato a più livelli gli effetti del cambiamento climatico tra stazioni sciistiche che rischiano di chiudere i battenti, siti archeologici che nel periodo estivo diventano invivibili per il caldo asfissiante e paradisi marini minacciati dal surriscaldamento delle acque e dalla sua progressiva acidificazione, si sta pensando a delle soluzioni green da adottare.

Sono soprattutto gli amanti del turismo invernale a risentire dei cambiamenti climatici, poiché secondo Il Rapporto Clima del Centro di Ricerca Eurac di Bolzano, soprattutto le Alpi avranno un riscaldamento crescente, che porterà allo scioglimento dei ghiacciai e all’assenza di neve in alcune piste da sci.

Come si può far vivere la montagna a chi vorrebbe una vacanza all’insegna dello sport tra neve, sci e snowboard, dunque? Le località fortemente interessate da un turismo sciistico, hanno già iniziato a valorizzare le potenzialità della montagna e la capacità dei centri alpini di affermarsi come destinazioni valide per tutte le stagioni, con o senza neve.

Le soluzioni per adattarsi al cambiamento

Uno dei casi più emblematici nel settore turistico è quello invernale, che soffre più di altri tipi di turismo i significativi cambiamenti climatici manifestati con forza negli ultimi 20 anni. Ma come fare a ripensare un sistema che si è sempre basato sul fattore neve?

Proporre delle attività alternative per consentire di far riscoprire la montagna, mitigando l’impatto delle emissioni di CO2 del turismo sull’ambiente e rispondere alle sfide imposte dal cambiamento climatico, è l’obiettivo di ClimAlpTour, un progetto di cooperazione territoriale transnazionale della Valle d’Aosta.

Non più solo sport invernali ma, ad esempio, centri benessere, campi da golf o Nordic Walking, per favorire un adattamento prima di tutto culturale alla tematica del cambiamento climatico. Il progetto prevede anche una mappatura dei luoghi che più di altri sono interessati dal cambiamento climatico, disponibili poi in rete, per poter fornire agli interessati delle strategie di adattamento personalizzate in base alle informazioni inserite per ogni località specifica.

Un esempio virtuoso che mette in evidenza la serietà con la quale tutti assieme dovremmo rispondere a questo problema.

«I viaggi e il turismo hanno un ruolo enorme nell’affrontare i cambiamenti climatici. Mentre il cambiamento climatico comporta rischi significativi per alcune destinazioni turistiche, in molte aree più ad alto rischio, il turismo può fornire alle comunità un’opportunità per accrescere la resilienza ai suoi impatti», ha dichiarato il segretario UnfcccConvenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – Patricia Espinosa. Quindi teniamo sempre a mente che è il contributo che ognuno di noi pone in essere per il pianeta a fare la differenza, prima iniziamo prima vedremo un cambiamento positivo.

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